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    Il quarto è Italo Zilioli, un purosangue, ma anche un filosofo che si interroga sulla vita, un allievo di Socrate in bicicletta. È un corridore completo, capace di salire sul podio al Giro e alla Vuelta e di sfiorarlo al Tour, eccellente nelle tappe a cronometro, si difende molto bene in montagna. Si dice, ed è sostanzialmente giusto, che bisogna uscire dai grandi centri urbani per misurarsi con la realtà di un territorio sconosciuto. I ricercatori hanno a lungo ipotizzato che la malattia potesse essere innescata dal sistema immunitario del corpo il quale scatena un attacco incontrollato contro le guaine mieliniche che proteggono le cellule nervose. Hanno l'odore dell'alba e il sapore delle more non ancora mature. Gerusalemme, popolo ebraico e Israele.

    , li strangolano e li percuotono con verghe; se le vittime non sono già pazze, impazziscono con questo trattamento. Venturelli vince la Ruota d'oro. Nella sfida fra i due campioni Binda prevale, ma Girardengo, a 35 anni, lo sconfigge nella Sanremo. Nel 1913, secondo in classifica, nella Bayonne-Luchon, mentre da solo insegue Philippe Thys dopo aver staccato il leader del Tour Odile Defraye, romperà la forcella, farà oltre 10 km a piedi e perderà quattro ore. Abbandonato a se stesso fino agli Anni 80, dopo una lunga fase bohémienne oggi è un quartiere d'élite, a netta prevalenza francese. Va al Tour con speranza. Poi la guerra li divide. Quattro corridori, Vincenzo Granata, Guglielmo Lodesani, Andrea Provinciali e Giuseppe Brambilla, sono squalificati per aver compiuto una parte del percorso in treno.




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    La porta per tre giorni nel 1967 e per È primo in 11 tappe al Giro: in quello del 1970 è protagonista, riporta 4 successi, tra cui la tappa della Marmolada, e finisce quarto in classifica. Quanto abbiamo trovato ci fornisce la prova che gli Ebrei erano estremamente scrupolosi per quel che riguarda le leggi sulla purezza. Id., I forzati del Tour, Milano, Sansiro, 1992. "Al momento ritengo che sia molto probabile che entrambe le risposte siano affermative conclude. Chiappucci conta 60 vittorie a fine carriera. Cede la maglia rosa a Dancelli nella terza tappa, ma, il 1 giugno, la riconquista sulle Tre Cime di Lavaredo con un acuto memorabile. «La sua caratura potremo giudicarla solo tra qualche anno. Dalla luce all'oscurità e di nuovo alla speranza. Un vero manifesto del Cristianesimo odierno che potrebbe essere affisso sui portoni di San Pietro.